GIORNO 6: DA VILLAFRANCA DEL BIERZO A TRIACASTELA (via O’Cebreiro)

DA VILLAFRANCA DEL BIERZO A TRIACASTELA

(via O Cebreiro) 46 km

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28 km  O Cebreiro – 18 km Triacastela
PERCORSO

Il percorso che oggi vi propongo è un po lunghetto, ma non preoccupatevi. Potete tranquillamente dividerlo in due punti. La mia brutta esperienza di oggi mi ha portato a farne un pezzo in taxi (sul diario capirete perchè) ma se studiato bene, il percorso non vi darà nessuna difficoltà e troverete da dormire in alcuni punti ben stabiliti.

Sappiate però che con questa due tappe (che dividerete in due giorni, così come sarebbe stato il mio itinerario iniziale, affronterete l’ultima vera fatica del cammino e sarete Messi duramente alla prova. Fisicamente e mentalmente.

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Il percorso per O Cebreiro è tosto. Tostissimo. Una volta usciti da Villafranca avrete due possibilità: o costeggiare la provinciale in mezzo a curve pericolose per una decina di km o prendere per le montagne ed arrivare fino a 1200m d’altezza senza punti ristoro. Se avete il cane, sicuramente scegliete la seconda opzione che è quella che ho scelto io.

Il percorso su per le montagne ovviamente è duro. Una volta scesi troverete un pò di pianura. Fermatevi a pranzo a Trabadelo. Non è grande ma almeno non rischiate di trovare tutto chiuso i paeselli dopo. La strada una volta arrivata si fa meno pericolosa e anche se costeggiate sempre la provinciale, questa passando in mezzo ai paesi è più morbida.

Passerete per La Portela de Valcarte, Ambasmestas, Vega de Valcarte, Ruitelan e fino a Las Herrerias potete godervi una relativa camminata pianeggiante. Una volta passata Las Herrerias, inizierete a salire per La Faba con una strada sterrata fatta di pietre con una forte pendenza. Vi consiglio di fare tappa a Las Herrerias per rifocillarvi. Due km di salita ripida vi metteranno duramente alla prova fino a 1000 metri d’altezza.

Arrivati a La Faba, si sale ancora per La Laguna de Castilla fino a O Cebreiro che fa 1296m d’altezza.

O’ Cebreiro è molto bello, ma è veramente molto turistico. Non vi consiglio né di fermarvi a mangiare né tantomeno di pernottare (anche perchè con il cane è impossibile).

Vi ricordo che siamo in mezzo alle montagne quindi i nostri piedi viaggiano su sterrato e pietre. Saliamo ancora fino a 1335 m a Alto do Poio.

Lentamente si scende sempre per le montagne, sempre su sterrato. Si passa per Fanfria, O Biduedo, Filloval, As Pasantes, Ramil fino a 662m arrivando a Triacastela. Ci lasciamo Castilla Y Leon ed arriviamo in Galizia.

PERNOTTAMENTO

Purtroppo qualcuno mi ha fatto un brutto scherzo e mi sono ritrovata in una situazione poco piacevole quindi per evitare che succeda anche a voi pianificate bene questo percorso perchè fisicamente avete bisogno di rilassarvi e non stressarvi. Pertanto dividetelo in due e andate a dormire

Love a Las Herrerias.

Costo: 20 euro e dormite con il cane in stanza.

Appena dopo la Faba trovare a La Laguna de Castilla l’ostello La Escuela che accettano i cani ma li fanno dormire in veranda. Vedete voi.

Pernottamento a Triacastela:

Casa Olga

Costo: 35 euro camera matrimoniale con bagno in comune/ 40 euro con bagno privato.

DIARIO

Con tutta la tranquillità io e Maggie ci svegliamo e facciamo colazione ignare di cosa il cammino aveva in serbo per noi quel giorno. Trovo Josè a colazione e gli chiedo informazioni per il servizio che porta gli zaini. Lui mi dice che non ci sono problemi, lo zaino oggi me lo può portare lui. Mi fido e glielo lascio. Rimango con lo zainetto per la Maggie. Oggi il percorso è molto faticoso. Si sale fino a 1296m d’altezza.

Josè mi chiede informazioni sul mio pernottamento e gli dico che ho trovato un bellissimo posto a Las Herrarias dove fanno yoga e dove Maggie può dormire in camera con me. Lui mi avverte che da Las Herrarias a La Faba c’è una difficile salita tutta sterrata e molto faticosa. Mi suggerisce di annullare la prenotazione e di fare l’ultimo sforzo per arrivare direttamente a La Faba dove c’è un bellissimo rifugio. Gli chiedo di informarsi se Maggie può dormire. Lui chiama, e mi dice di non preoccuparmi perchè era tutto pronto.

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Felice, prendo ed inizio il mio percorso con Maggie. Con me si aggiunge una vent’enne polacca che non se la sente di fare il percorso da sola perchè ha paura di non farcela. La motivo e partiamo. Decidiamo di non prendere la provinciale ma di fare  “El camino duro” ovvero salire e passare per le montagne.

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Una dopo l’altra le passiamo tutte mentre da ieri vedo elicotteri pronti a spegnere gli incendi lì vicino a noi.

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Il percorso non è affatto semplice. Dopo la Cruz de Herro è la parte più difficile e tengo duro. Passando per le montagne abbiamo allungato il percorso di 2 ore. E’ troppo pericolosa in quel punto la strada provinciale.  Quando le montagne sono finite la strada è piana, asfaltata e non pericolosa per Maggie. Mangiamo a Trabadelo, poi andiamo avanti, paesino dopo paesino, con le gambe che ormai vanno da sole e con 2 ore in più di camminata a 1500 metri d’altezza in totale sterrato. Finalmente arriviamo a La Faba. Ce l’avevano fatta.

Purtroppo non sapevo che quello era l’inizio di un duro colpo. La strada sterrata piena di pietre si fa sempre più in salita come mi aveva detto Josè (ma chissà per quale motivo mi ero dimenticata). La ragazza con me è stremata, io pure. Inizia a dirmi che ha paura di non trovare posto. La motivo e l’aiuto ad andare avanti. Io inizio a cedere ma non mollo. Non ho più acqua. La Maggie inizia ad arrancare. Io non ce la faccio. È’ duro dirlo, ma per la prima volta ho sentito i miei 34 anni contro i 20 di quella ragazza. Lei decide così di lasciarmi lì a riposare un attimo e mi dice che prova a vedere se c’è posto ancora per lei al rifugio. La lascio andare mentre mi siedo. Maggie è stremata. Io pure. Decido di continuare. Le gambe mi fanno male, non ho più forza. Penso alla persona che amo e  ai bei momenti che abbiamo passato insieme, penso al teatro, agli spettacoli. Attingo ad ogni bel momento per non sentire la fatica quando alla fine crollo piangendo su un tronco. Vedo Maggie che non ce la fa più. Mi sento in colpa perchè so che le sto facendo passare un pericolo. Sono stanca io, figuriamoci lei. E se le viene un infarto? E se sta male e mi muore qui? Io cosa faccio? Piango perchè mi sento in colpa per averla messa in una situazione di pericolo massimo.

Improvvisamente mi guarda e mi abbaia.

Mi abbaia e non so da dove abbia trovato la forza ma inizia a scodinzolare, a giocare con me. Mi fa alzare ed inizio a seguirla. Passo dopo passo, zampa dopo zampa mi porta in cima. Lei 6 kg di cane mi porta al sicuro. All’arrivo di quel percorso infinito. Arriviamo davanti ad una fontana. Rido. Beviamo, ci rilassiamo.

Ad un tratto davanti al Rifugio vedo il mio zaino buttato lì quasi in mezzo alla strada. Incazzata me lo vado a prendere. Esce una ragazza (di Marghera oltretutto) e le dico che ho prenotato per me e Maggie. Lei mi risponde dicendomi che non accettano cani, che non fanno prenotazioni e che l’ultimo posto lo aveva preso lei. La “Lei” a cui faceva riferimento altro non era che la ragazza che avevo accompagnato tutto il giorno.  La veneziana scusandosi mi dice che stamane il ragazzo di Ave Fenix aveva chiamato ma che loro avevano detto che non accettano cani quindi era pressochè impossibile aver dato l’ok. Se ci fosse stato ancora un posto libero avrebbero chiesto se tutti i pellegrini sarebbero stati d’accordo nell’accogliere il cane, ma visto che l’ultimo posto lo aveva preso quella ragazza per me e Maggie non c’era più nulla. Ho ringraziato la “Lei” ho preso lo zaino e me ne sono andata.

Dove sarei andata a dormire? ormai erano le 18 ed eravamo stremate in cima al cocuzzolo a 921m d’altezza senza nulla. Vado nell’altro ostello e mi dicono che non accettano cani dentro ma che se voglio, posso dormire fuori sul prato della chiesa con Maggie. Loro però non lo consigliavano perchè di notte arrivano cani randagi e volpi.

Crollo ma non piango. Raccontò la situazione ai gestori della struttura, due vecchietti gentilissimi che mi mettono a disposizione, cibo, acqua, ma intransigenti per Maggie.

Che fare? Ad un tratto mi viene un’idea. Chiamo la pensione del giorno seguente e chiedo di anticipare la notte. Acconsentono. Prendo un taxi, e mi allontano da quel posto che mi ha fatto solo male.

Arrivo a Triacastela in una pensione calda, con una vecchietta che mi accoglie. Crollo. Ormai fuori pericolo finalmente piango e mi rilasso. Non ho neanche la forza per cenare. Faccio una doccia calda, portò fuori Maggie a fare la pipì e mi addormento abbracciata a questa piccola forza della natura che mi ha portato su in cima facendomi arrivare alla fine.

Grazie Maggie.

Domani possiamo prendercela con calma e fare tanti tanti km in meno.

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