GIORNO 5: DA FUENTAS NUEVAS A VILLAFRANCA DEL BIERZO

DA FUENTAS NUEVAS A VILLAFRANCA DEL BIERZO

20 km

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PERCORSO

Solitamente nelle guide vi segnalano per pernottare i paesi o le cittadine un pò più grandi. Io vi consiglio di seguire a seconda della forza del vostro peloso ma soprattutto a seconda della disponibilità dei posti. Fatevi bene i conti dei km in base a quest’ultima informazione perchè purtroppo d’ora in avanti le cose non saranno così semplici per dormire con il vostro compagno a 4 zampe.

Partiamo da Fuentas Nuevas dove troverete una piccola chiesetta che vale la pena di visitare perchè hanno appena ristrutturato.

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Il tratto è tutto in discesa e molto sulla provinciale quindi il vostro peloso sempre a guinzaglio. Passate per la cittadina di Camponaraya e tra piccole fattorie che attraversano la strada provinciale arriverete a Cacabelos. Qui vi consiglio di fermarvi per pranzo e di far rifornimento di acqua e cibo perché a parte un baretto (che io ho trovato chiuso) a Pieros, non ci saranno altri posti fino a Villafranca del Bierzo.

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Fate molta attenzione perchè in alcuni siti spagnoli sono segnalati cani randagi a Pieros. Io personalmente non ho trovato nulla però un’attenzione maggiore non è mai troppo.

Da Pieros, il percorso si fa in salita fino a 543m di altezza e si alterna tra strada provinciale e basse colline.

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Attenzione: ad un certo punto appena passato Pieros per un pò non ci saranno più indicazioni. Ad un tratto troverete una indicazione per il cammino segnalando Valtuille. Non seguitela ma continuate per la provinciale perchè quella strada vi farà allungare il percorso di 4 km.

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Una volta arrivati a Villafranca potrete passare per la Porta del Perdono che, per chi non è in grado di arrivare alla meta finale di Santiago, può ottenere le stesse indulgenze che avrebbe ottenuto in Cattedrale all’arrivo.

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Villafranca è molto bella quindi consiglio prima di sera un giro panoramico.

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PERNOTTAMENTO

Appena uscite dalla porta del perdono troviamo il rifugio Ave Fenix dove lì fuori ad aspettarci c’è Josè, un simpatico ex banchiere di Madrid che ha deciso di mollare tutto per fare l’accoglienza in un rifugio ai pellegrini in stile “animatore da villaggio”.

Josè mi dice che il cane deve dormire sulla veranda, alla sera poi mi ha concesso di farla dormire nel letto con me. ?

Il posto è gestito da questo ragazzo con altri due ed è di proprietà di un signore che entrato in coma ha visto (quando era stato dato per morto) il suo rifugio. Così quando si è svegliato ha comprato la casa di sua nonna e un altro pezzo ed ha iniziato a costruire pian piano quello che ora è il rifugio Ave Fenix. Tutto quello che mangerete sarà raccolto dal suo orto biologico e il vino che berrete sarà della zona.

Pernottamento: 5 euro

Cena: 7 euro

DIARIO

Scendo al mattino per fare colazione e trovo nell’albergo dove ho pernottato un signore di 82 anni che ascolta il mio accento italiano. Iniziamo a parlare spagnolo e il signore altro non è Roger R. Fernandez, un docente universitario di lingue straniere all’Università di Los Angeles. Il signore lì presente, oltre a darmi una copia di uno dei suoi libri, era arrivato dagli States perchè gli avevano appena dedicato una via. Orgoglioso di ciò, decide di portarmi a Camponaraya. Parliamo della vita, dei suoi viaggi a Santo Domingo, delle sue donne, dei miei viaggi e, arrivati alla sua via, mi invita ad entrare nella chiesetta dove lui da piccolo giocava. Ci salutiamo ballando per la strada mentre lui canta “Ciao Amore Ciao” di Tenco.

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Inizio a camminare e dopo poco mi ritrovo piena di lacrime. Quel signore così simpatico e gentile che doveva tornare l’indomani a Los Angeles mi aveva ricordato mio nonno Giovanni. Il Cammino è così strano, proprio come la vita. Ti fa trovare tra un passo e l’altro persone che non ti sogneresti mai d’incontrare. E quel giorno il cammino ha deciso di farmi trovare un pezzetto di mio nonno Giovanni con le sue canzone al mattino mentre si faceva la barba col pennello e coi calzoni abbassati. Grazie.

La strada provinciale mi riporta alla realtà. Devo curare Maggie. La strada è decisamente pericolosa e non posso permettermi distrazioni. Arrivo fino a Cacabelos dove mi sparo un super Pulpo alla Gallega (anche se non siamo ancora in Galizia).

Continuo e il mio cammino s’incrocia con Laura, una pellegrina francese che fa parte di “Femmes Internationales Murs Brises” per Santa FIlomena. Camminiamo insieme alla sua collega e ad un signore spagnolo fino a Villafranca. Non abbiamo molta acqua e il sole a picco scalda. Arriviamo a casa di uno scultore eccentrico.

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Il caldo uccide e di Villafranca finalmente ne vediamo l’ombra. Felici, arriviamo alla porta del perdono e finalmente, dopo la croce di Ferro, i nostri peccati son azzerati…..

Lì appena dopo incontro Josè un ragazzo di Madrid che si è licenziato per accogliere i pellegrini nel cammino.  Il ragazzo è simpatico e io avevo prenotato lì. Ci accoglie e ci fa sentire subito a casa.

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Il posto è molto accogliente e lì una volta entrata ritrovo qualche ragazzo conosciuto nel cammino. Io e Maggie ci rilassiamo e poi decido di scrivere il blog. Mi metto su un tavolo all’aperto e arriva da me uno spagnolo di 47 anni. Maggie inizia a ringhiare, a tirare fuori i denti. Non lo aveva mai fatto così da cattiva. Lui, non mi chiede il permesso, si siede vicino a me ed inizia a parlarmi. La Maggie diventa sempre più aggressiva. Ovviamente Maggie non sa che sul collo ha tatuato il numero del diavolo ben visibile! Chiudo l’ipad perchè capisco che non è serata per scrivere e lo ascolto. Mi racconta che è lì perchè deve purificarsi. Da 9 mesi è uscito di prigione in Brasile ed ora è finalmente libero dopo 11 anni. La Maggie non smette di ringhiare. Lui, ubriaco dalle 4 del pomeriggio, mi racconta che è finito in prigione per aver ucciso due persone. Piange. Ora fa il cammino per redimersi e cercare di essere un uomo migliore. Piange ancora e mi chiede se secondo me lui è buono. Capisco perchè Maggie ringhia. Dio come mi fido di lei. Ci chiamano per mangiare. Il momento è bellissimo. Arriva il proprietario e tutti in cerchio per mano, ripetiamo insieme quello che dice il proprietario. Concludiamo con “Utreya, Suseya”.

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Una volta finito di mangiare inizio a parlare con il proprietario. Mi racconta che tutto quello che ho mangiato viene fuori dal suo orto. Gli dico che amo i vini e mi porta in una cantina di un ragazzo giovane che fa tutti vini bio dinamici. Mi offre un vino bianco. Fino adesso il migliore che abbia mai bevuto.

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Mi racconta di sé. Mi racconta che per colpa di un incidente in auto è rimasto in coma. Allora non aveva ancora Ave Fenix. Lo avevano dato per morto e in quel frangente vide il suo futuro Ave Fenix e una voce gli disse che doveva fare un posto per i pellegrini, che quello sarebbe stato il suo destino. Quando si svegliò comprò casa di sua nonna e un altro pezzetto è un pò per volta lo costruì esattamente come era nel suo “sogno”. Anch’io quella notte feci parte del suo sogno.

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Torniamo ad Ave Fenix dove Josè riunisce un gruppo di pellegrini, ringrazio il proprietario e noi giovani andiamo a fare festa. Torno nella cantina di prima e bevo un vino rosso da paura. Andiamo a fare il bagno al fiume, torniamo per i locali di Villafranca, parlo con tante persone, passo dal tedesco allo spagnolo, dall’inglese all’italiano (prechè quella sera c’è era anche un bresciano) e le ore scorrono.

Torno a dormire alle 2.