GIORNO 12: DA O PEDROUZO A SANTIAGO DE COMPOSTELA

O Pedouzo – Santiago de Compostela

24 km

Percorso

Partiamo presto da O Pedrouzo con nebbia e freddo. Il cammino da O Pedrouzo a Santiago è inizialmente in salita. Si passa per queste bellissime e profumatissime foreste di eucalipto. Si attraversano piccoli borghi: San Anton, Amenal, San Paio, A Esquipa fino ad arrivare a Lavacolla, di cui prende il nome dal ruscello, dove si lavavano i pellegrini prima di arrivare a Santiago.

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Il cammino continuo tra eucalipti e piccoli villaggi. La foresta che si attraversa è veramente molto suggestiva.

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Si attraversa Vilamaior, si passa per la chiesa di San Marcos. Molto bella e pittoresca.

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La strada continua in salita e si avvicina alla città. Ora a differenza degli altri punti di ristoro, qui si incontrano molti più negozi di souvenirs.

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Improvvisamente si arriva a Monte do Gozo. Una tappa fondamentale prima di arrivare a Santiago da dove si può vedere la cattedrale. Ultimo sforzo. Ormai siamo a pochi km dalla meta.

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E poi lentamente si entra in città. Tutti insieme salendo per questa città in salita. E quando finalmente si entra in in Santiago la città accoglie i pellegrini in una bell’atmosfera serena e rilassata.

PERNOTTAMENTO

A Santiago è molto difficile pernottare perchè sembrerebbe esserci una ipotetica legge comunale a cui fanno riferimento in tanti….per non ospitare i cani.

ho provato a cercarla in internet ma in realtà c’è solo una normativa che lascia la libera interpretazione a chi ospita quindi secondo me in Galizia come anche in Castilla y Leon (anche se un pò meno), non c’è la cultura sull’animale da compagnia. In qualsiasi posto pubblico il cane non può entrare. Negli Hotel mi ha detto un proprietario che chi ospita rischia addirittura una multa. Ora non riesco a capire dove stia la verità e i miei amici spoagnoli non sanno darmi una risposta….quindi mi sono trovata un pò spiazzata.

Fortunatamente ho trovato l’Hostel Acuario che accetta i cani ma in una stanza a parte con 5 euro in più. Quando mi hanno proposto di far dormire Maggie lì, non mi sono fidata pertanto ho dormito io lì e Maggie l’ho fatta dormire dai miei amici spagnoli che avevano trovato un privato….ma ormai per me non c’era posto…..

Di notte però quando sono tornata

DIARIO

Arrivare a Santiago è un’emozione unica. Ma non è la sola. Non so se sia più bello arrivare in mezzo alla piazza principale o pensare al piacere di arrivare durante i momenti più tristi.

Ci svegliamo presto ma con la consapevolezza che per quanto dura sarà la strada, questa non sarà mai abbastanza dura visto la ricompensa che riceveremo oggi.
Oggi arriveremo a Santiago. Il viaggio tra poco finirà e tutte le fatiche spariranno con lui.
Iniziamo la camminata…. Peccato la pioggerellina che imperterrita ci accompagnerà fino a qualche metro prima dell’ingresso alla città.

Partiamo all’alba con il freddo e la nebbia nelle ossa.

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Tutti sono felici. Cammino con la consapevolezza che tutto sta per finire. Cammino con la gioia nel cuore ma con la certezza che la vera felicità non sarà nel mio arrivo ma nelle piccole gioie che ho vissuto nella quotidianità del percorso stesso. Cavolo! E’ così. Non sarà l’arrivo a Santiago che mi farà felice, che mi soddisferà e placherà la fatica. La vera soddisfazione è nella capacità di aver superato gli ostacoli, nell’aver tenuto fermo il punto lì dove stavo per cedere. Questo sarà per me arrivare a Santiago. Sapere che la fine del percorso è solo ben poca cosa rispetto al percorso stesso.

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Mi guardo intorno e tutto intorno a me è perfetto. L aria del mattino, la pioggia sugli occhiali, il freddo sulle dita dei piedi. Tutti intorno a me sorridono e sono felici.
Improvvisamente come un fiume in piena tutti i pellegrini che ho incontrato nel mio percorso li ritrovo li, tutti insieme, in un fiume che scorre verso la foce, verso Santiago
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La fatica è sparita e al suo posto la felicità di toccare con mano il traguardo riempie gli sguardi. Ma poi la felicità cos’è? Sìamo così sicuri che le mete che nella vita ci prefiggiamo di arrivare siano i nostri obiettivi? Siamo sicuri che gli obiettivi siano queste mete e non le le strategie che adottiamo nel risolvere i problemi e gli imprevisti che la vita ci pone davanti mentre cerchiamo di raggiungerli?
Credo in Dio ma sono abbastanza forte da sentire che forse il mio obiettivo altro non è che il percorso stesso, così come avviene nel teatro e che forse, tanto ho camminato e faticato per arrivare a questa mera e banale verità che avevo davanti ma che ero così impegnata a non vedere.

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Cammino cercando come un cane avido di mangiare anche le briciole degli ultimi attimi del cammino. Cerco i profumi, gli odori del bosco, cerco di immagazzinare nella mia testa più immagini possibili mentre i miei piedi continuano imperterriti ad andare avanti.
Scherzo, gioco, parlo e alla fine come in un fiume in piena arriviamo all’ingresso di Santiago.
Ogni cosa è al proprio posto.
Cammino cammino. Mi stacco dal mio gruppo. Sono egoista. Voglio vivermi questo momento da sola. Lascio andare avanti tutti. Rubo ogni attimo al cammino. Seguo la scia dei pellegrini, vorrei fermarmi ma vado. Vado. Entro nel centro e so che mancheranno pochi metri.

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Entro in una strada e so che non appena scenderò quelle scale troverò la piazza. Arriverò al traguardo.
Scendo scalino dopo scalino ed entro in questa piazza immensa.

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La gioia è così forte. C’è chi canta, chi balla chi urla chi piange, chi semplicemente si distende per terra. Chi dorme per terra. Mi emoziono e piango. Mi giro verso Maggie: “Ce l’abbiamo fatta”. Non so come ma Maggie mi capisce. Inizia ad abbaiare, a scodinzolare come se avesse capito che tutto era finito. Ma la gioia di tutto ciò alla fine cos’è stato? La ricompensa di tutta quella fatica a cosa si riduceva? Arrivare e toccare Santiago o il superamento di tutto il cammino stesso?
Eravamo felici. Io e lei.
Troviamo il gruppo di spagnoli ci abbracciamo e stiamo con loro. Mi distendo esausta per terra e Maggie sul mio petto inizia a dormire. Eravamo protette. Ora eravamo a Santiago.

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La COMPOSTELANA, la cena, la festa ora per me e Maggie erano ben poca cosa.
Noi eravamo a Santiago. Noi avevamo superato i nostri limiti.
Utreya Suseya.

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